Quinto stato al mondo per estensione
territoriale (occupa oltre la metà dell'America meridionale), il Brasile si
divide generalmente in cinque regioni con caratteristiche fisici ed umani
relativamente omogenei: Nord, Nordest, Sud, Sudest, e Centro Ovest. Il
territorio brasiliano è alquanto accidentato anche se mancano vere e proprie
catene montuose. Le acque sono abbondanti, grazie soprattutto al bacino del Rio delle Amazzone ed a fiumi come il Paraná ed il São Francisco. La pluviometria è alquanto variabile, da 2000 mm
annuali in Amazzonia a meno di 800 mm nell'interno del Nord Est dove non
mancano periodi di siccità.
La popolazione brasiliana
ammonta a circa 200 milioni di abitanti ed è quasi raddoppiata in trent'anni.
La crescita demografica è stata espressiva soprattutto nelle città, dove il
rapido incremento della popolazione ha coinciso con una altrettanto rapida
riduzione della popolazione rurale: oggi più dello 80% dei brasiliani vive nelle
città. Nello stesso periodo la popolazione attiva è cresciuta 2,5 volte. Gli
stati più densamente abitati sono quegli che si affacciano sulla costa
atlantica, che ospitano quasi il 90% dei brasiliani. Si tratta in ogni modo di
una popolazione giovane: il 59% dei brasiliani ha meno di 25 anni, il 38% ne ha
meno di 15.
La concentrazione di grandi
estensioni di terre in mano a pochi proprietari rurali non è un fenomeno dell'attualità.
Tra tutti i paesi continentali, il Brasile è l'unico che non ha mai toccato la
proprietà della terra. In cinquecento anni di storia mantiene la struttura
fondiaria simile alla sua nascita.
Il monopolio della terra si
originò dalla divisione del Brasile coloniale in Capitanias hereditarias, tra il 1532 ed il 1536. Questa divisione è
considerata la prima struttura di governo - estremamente decentralizzato. Erano
estese fasce di terre che variavano tra 150 a 600 Km, che si estendevano dal
litorale all'interno fino alla linea immaginaria del Trattato di Tordesilhas.
Le Capitanias hereditarias erano territori donati dalla Corona
Portoghese ai piccoli nobili decaduti del Portogallo, che si disponevano ad
iniziare il popolamento della colonia attraverso l'agricoltura. Assumevano
anche il compito della difesa, della propagazione della fede cattolica, con il
diritto di imprigionare gli índios.
Il re attribuì ai donatari innumerevoli diritti ed esenzioni.
Così, il Brasile fu diviso
in 15 lotti, tradotti in 14 capitanias,
donate a 12 donatari (capitani). Martin
Afonso de Souza rimase con due, e suo fratello con tre capitanias.
Successivamente, le Capitanias furono divise in sesmarias e (questo in ogni caso era uno
dei diritti compresi nella “Carta” - documento della donazione) concesse dai capitani ai coloni.
Le sesmarias erano le terre incolte, abbandonate, donate ai coloni, i “sesmeiros”. Con questo termine - sesmarias - si viene a designare la
cessione temporanea per la coltivazione di queste terre abbandonate, le quale
diedero origini ai latifondi attuali.
D'accordo con la legge, i sesmeiros ricevevano un latifondo con
l'obbligo di coltivarlo. Chi non lo avesse fatto entro cinque anni doveva
restituire la terra alla corona. Naturalmente, in quel tempo il controllo della
produttività della terra lasciava molto a desiderare.
Le sesmarias erano enormi, ed i più furbi le prendevano soltanto per
venderle dopo divise. Fu il primo sistema (regime) che durò tre secoli. Nel
1822, poco prima dell'indipendenza del Brasile, la legislazione delle sesmarias fu revocata, così il paese
rimase quasi 30 anni senza nessuna legge che regolasse la proprietà rurale.
Nel 1850, periodo
dell'Impero, con la “Lei de Terras”, n° 601, cercò di mettere ordine nella
proprietà terriera, decretando che solo chi presentava i necessari documenti
poteva regolarizzare il titolo di proprietà, e che tutte le terre non
regolarizzate tornassero ad essere patrimonio dello stato. Fu deciso che
chiunque avrebbe potuto avere la terra, ma pagando un prezzo molto alto.
La ragione di questa
valorizzazione era semplice: si pretendeva mantenere gli ex schiavi ed i
contadini senza terra come manodopera disponibile ed a buon mercato. Così
nessuno aveva interesse in trasformarli in piccoli proprietari.
Nel sud del paese, le terre valevano
di meno, poi il clima temperato non favoriva la grand’agricoltura d’esportazione,
come lo zucchero ed il caffè. Per questo, nel sud del Brasile fu possibile
iniziare la divisione della terra e creare una struttura agraria più equa. Dal
1850 fino ad oggi, poco è cambiato nella struttura fondiaria in Brasile.
Con l'abolizione del regime
di schiavitù, il 13 maggio 1888, i rapporti tra schiavo e proprietario furono sostituiti
d'altre relazioni, classificabili come lavoro libero, ma non come salariato.
Il problema fondamentale,
quello della terra, rimase, mentre la soluzione del problema del lavoro subì un
inevitabile ritardo. La popolazione brasiliana, a partire del 1888, intraprese
due strade diverse: la prima, quella della servitù o semi-servitù con la quale
si rafforzava il lavoro schiavistico; la seconda, quella dell'emigrazione nelle
aree urbane, dove si sarebbe costituito un eccesso di popolazione messo al margine
delle condizioni locali.
L'abolizione degli schiavi
dimostrò di essere una soluzione economicamente
conveniente, giacché non esistevano condizioni tali da consentire al mercato di
assorbire la massa prima schiavizzata; inoltre, anche da un punto di vista
strettamente politico, fu
un'iniziativa che mise fine ad un istituto anacronistico, senza danneggiare la
classe dei proprietari presa nel suo insieme.
La crisi del sistema
economico raggiunse la fase massima della sua decadenza senza che nella maggior
parte del Brasile fossero sorti, su larga scala, rapporti di produzione di tipo
superiore, basati sul lavoro libero.
Internamente predominava
l'agricoltura che aveva come base, il lavoro schiavistico, l'economia era
caratterizzata dalla mancanza di stimoli alle attività commerciali ed
industriali, almeno fino al periodo compreso tra il 1850-60, quando l'economia
brasiliana si trasformò e quando l'agricoltura e la pastorizia propiziarono,
fino al XIX secolo, la formazione della
gran proprietà.
Lo zucchero ed il cotone nel
Nord Est del Brasile, l'allevamento di bestiami nello Stato di Rio Grande do Sul e nella Vale do Sâo Francisco (sud e sudest
rispettivamente), sono gli elementi
principali di questo fenomeno; a partire della seconda metà del XIX secolo,
anche il caffè viene ad identificarsi con il latifondo.
Essendo, in Brasile, i
prodotti agricoli destinati all’esportazione (in mancanza di un mercato di
consumo interno) la sua produzione esigeva grandi capitali ed immense
estensioni di terre. I latifondi crebbero ad un ritmo e ad una proporzione mai
vista nella storia del paese.
La grandezza geografica, la
formazione storica e la struttura agraria fecero in modo che le fazendas fossero, fino agli anni intorno
al 1870, unità autonome, autosufficienti economicamente.
Il monopolio della terra, contenendo nel suo seno un'economia basata
sulla monocoltura e rivolta essenzialmente all’esportazione d’alcuni prodotti,
frenò fermamente la crescita delle forze produttive.
Il monopolio della terra ridusse gran parte del Brasile in un profondo
ritardo culturale, con l'isolamento in massa della popolazione rurale. La
proprietà della terra era strumento di potere politico oltre che economico e si
concentrò nelle mani di una ristretta aristocrazia o di persone ad essa legata.
Ancora oggi restano segni evidenti nei rapporti di produzione nelle campagne,
come il lavoro semi servile in vaste aree dell'entroterra del Brasile,
particolarmente nel nord e nel nordest.
Nel momento in cui, nel
1850, l'Impero cercò di mettere ordine nelle proprietà terriere, non solo
aumentando il prezzo della terra per ostacolare la trasformazione degli ex
schiavi e contadini in piccoli proprietari, decretò che solo chi presentasse i
necessari documenti poteva regolare il titolo
di proprietà, e che tutte le terre
non legalizzate sarebbero tornate ad essere patrimonio dello Stato.
Allora, molti fazendeiros approfittarono di
quest’opportunità per avere titoli su
terre indebitamente occupate o su quelle ambite per espandere la propria
attività, presentando documenti falsi.
I documenti contraffatti
erano “invecchiati” - apparendo così
più antichi - rinchiusi in un vaso insieme a dei grilli vivi, le cui tossine facevano invecchiare la carta. Da
questo stratagemma è nato il termine "grileiro",
che ancora oggi sta ad indicare gli agenti di proprietari terrieri senza
scrupoli, che hanno esteso i loro domini con la forza e con l'aiuto dei pistoleiros.
Qui, è importante ricordare
la figura dei coronéis, conduttori
della massa elettorale incapace ed impotente di partecipare al processo
politico. Il termine coronel, da non
confondere con il grado militare, venne dalla carica della Guardia Nazionale che, per estensione, stava ad indicare i
proprietari terrieri.
L'organizzazione della Guardia Nazionale rafforzò il potere dei
coronéis durante la Repubblica, ebbe
lì la sua origine.
Il coronelismo è un fenomeno politico e sociale tipico della Prima
Repubblica, nonostante affondi le sue radici nell'Impero, si sviluppò grazie
alle moderne istituzioni, create su strutture arcaiche, basate sulle grandi
proprietà rurali e sugli interessi particolari: autonomia degli stati e suffragio
universale.
Con il tempo, il “titolo di Colonnello” si generalizzò,
poi era dato dalla popolazione più povera a qualunque capo politico ed in
qualsiasi potentato.
Nel suo dominio il colonnello godeva di poteri assoluti e
l'esistenza stessa dei suoi subordinati dipendeva dai favori che egli elargiva:
uso delle terre, prestiti e protezione contro gli uomini in generale,
la giustizia, gli elementi naturali, in summa il mondo esterno. In cambio
il colonnello esigeva fedeltà assoluta, permanenza nelle sue
proprietà, partecipazione ai gruppi armati e canalizzazione del voto.
Per quanto fosse un fenomeno
nazionale, il “coronelismo” fu più
decisivo negli stati più poveri del paese, principalmente nella regione del Nordeste.
L'assenza di norme precise
sul piano finanziario lasciava in sostanza i comuni senza fondi d'entrata e
alla dipendenza dei contributi del potere regionale, le cui risorse erano limitate quasi ovunque. Ciò comportò un'oculata
distribuzione delle risorse ed il criterio adottato fu sempre quello della
fedeltà elettorale. In cambio, i colonnelli
erano ricompensati con impieghi
pubblici, controllo sulla polizia e sulla magistratura locale e, ancora, la concessione di carta bianca per tutto ciò
che atteneva alle loro zone d'influenza. Si creava così una catena di
consensi che, attraverso la Politica dei
Governatori, andava dal piano comunale a quello federale e vice versa.
È importante sottolineare
che questi colonnelli sono riusciti a
creare veri eserciti privati arruolati
tra i contadini senza terra, quelli cacciati della loro proprietà terriera.
Secondo il censimento
realizzato all'inizio del secolo, c'erano in tutto il territorio brasiliano
648.153 proprietà rurali, circa il 4% era costituito dai grandi latifondi che
occupavano il 60% delle terre.
La maggioranza della
popolazione era composta dai lavoratori privi della loro terra, isolati del
resto del paese e sottomessi alla volontà e alla manipolazione dei potenti fazendeiros.
Nel Nord Est dall'economia
stagnante, la situazione, alla fine del XIX secolo, si aggravò in conseguenza
di terribili siccità che colpì la popolazione lavoratrice. Questo processo di
lotte aiuta nella formazione di una coscienza di classe, definita in termini
d’interessi di una categoria sociale determinata, e di strumenti necessari alla
difesa di tali interessi. Il contatto con un mondo diverso del rurale e la
scoperta d’altre possibilità di vita, create, soprattutto, dalle migrazioni,
contribuì alla formazione di questo tipo di coscienza, che costituisce il segno
differenziale tra i movimenti degli anni '50 e le rivolte contadine della fine
dell’ottocento e l'inizio del secolo scorso. Così, il cangaceirismo e il fanatismo
sono rivolte tipiche dei momenti di crisi e disorganizzazione delle economie
“semi capitaliste”, mentre le Leghe Contadine e i Sindacati sono prodotti di
una società, dove predominano le forme capitaliste di produzione e dove la lotta
di classi si sviluppa di forma più esplicita.
Con la crisi economica
creatasi a causa della paralisi della produzione, a questi lavoratori
disoccupati rimaneva soltanto la possibilità di migrare verso la regione
amazzonica ed il sud est del Brasile, dove si sviluppavano rispettivamente le
colture della gomma ed il caffè, oppure rimanere e scegliere tra il cangaço, i movimenti religiosi e
l'esercito dei colonnelli.
All'inizio della
colonizzazione, i proprietari delle Sesmarias
e dopo i latifondisti, nella misura in cui penetravano all'interno cercando di
concretare il loro dominio, dovevano armare le fazendas per allontanare gli índios
che le assediavano. Per gli índios,
il concetto di proprietà era quel comunitario primitivo, che li inducevano ad
uccidere il bestiame dei colonizzatori, o prendere i frutti delle loro
piantagioni. In rappresaglia agli attacchi degli índios, i fazendeiros armavano
uomini per difendere le loro proprietà che si estendevano in proporzione
gigantesca. Nel momento in cui sorse la questione della divisione fra le sesmarias o le fazendas, allora, questi uomini armati, che avevano prima una
funzione puramente difensiva, passarono ad avere incarichi offensivi, attaccando
le proprietà vicine. In questo modo hanno avuto origine le lotte tra le
famiglie - le faide - che si prolungano fino ai tempi recenti.
Allorquando gli indios furono espulsi nelle regioni più
lontane, comparve un altro elemento di conflitto con i grandi proprietari
terrieri: il posseiro che
invase le terre delle sesmarias, poi
non aveva terreni per coltivare e di lì nacquero conflitti di una certa
serietà. Isolati, i grandi proprietari formarono autentici eserciti privati fra i senza terra ed i criminali comuni che
trovavano rifugio nelle grandi fattorie. Così, i grandi fazendeiros diventarono autonomi ed esercitarono l'autorità
assoluta nella loro zona. C'era fra i
domini - fazendas ed engenhos - uno stato di guerra permanente
e generalizzato ... erano guerriglie interfeudali. Nel nord, questo regime dominò
il sertão per tutto il periodo coloniale e si estese per tutto l'Impero.
Rimanendo certe caratteristiche fino ai giorni nostri.
Il fenomeno del coronelismo è una delle conseguenze
fondamentali dello squilibrio fra il centralismo
e il federalismo, lo sviluppo e l'autonomia d’aggruppamenti sociali e politici negli stati.
Il controllo del coronel era totale nel suo municipio o
zona. La sua leadership significava dominio ed il mancato riguardo delle regole
poteva portare alla caduta del suo status
ed alla perdita del prestigio. Il termometro dell’affermazione regionale
stava nella manifestazione del voto. È attraverso il voto che egli manteneva il
suo prestigio ed esercitava pressioni per ottenere i favori necessari per
continuare a dominare all'interno.
Tornando al fenomeno dei capangas, possiamo affermare che la sua
sede era la gran proprietà territoriale, e il suo comando era il capo locale, il coronel fazendeiro o il
proprietario di garimpos.
Questi eserciti mobilitati al servizio dei colonnelli delle regioni
interne del Brasile non sono di cangaceiros,
ma sono composti di capangas o cabras. Uomini a pagamento, pistoleri,
assassini professionisti. A questo punto, non
era importante se fra l'assalto alla
proprietà del vicino e l'esecuzione di un crimine di un coronel nemico, il
capanga allevasse il bestiame o coltivasse la terra. Lo faceva in ogni caso. La
sua dipendenza economica e sociale in relazione al gran proprietario, il
vassallaggio dell'economia semi naturale, la mancanza di terre per la piccola
proprietà, trasformavano in semi-servo che doveva obbedire, senza discutere,
agli ordini del padrone, realizzare tutte le sue volontà, eseguire i crimini
più terribili da questi ordinati.
Allorquando nel 1889 fu
proclamata la Repubblica, questa non propose di riformare lo status della
proprietà territoriale. Al contrario, quando s’impose la mobilitazione della
maggior parte dell'Esercito per massacrare i
movimenti insurrezionali dei poveri della campagna, i capi repubblicani non
esitarono un solo istante e comandarono il massacro totale.
Gli esempi sono stati tanti,
ma basta ricordare, oltre il fenomeno del banditismo
sociale, che durò fino al 1940, la
Guerra dos Canudos, la Guerra do
Contestado, il movimento di José Lourenço nella Fazenda Caldeirão.
La riforma agraria,
nonostante il forte sostegno dell'opinione pubblica, non avvenne. Il Brasile,
infatti, continuò ad essere una grande fattoria in mano ai latifondisti, e la
loro opposizione era ancora più forte per i legami con la borghesia.
Le iniziative di carattere
industriale partivano, comunemente, dai grandi latifondisti del caffè, che offrivano
il capitale eccedente per tali investimenti.
Socialmente isolati, senza
accesso a forme più erudite e scientifiche d’istruzioni e formati nelle idee
mistiche del cattolicesimo ufficiale, che interpretavano in accordo con le loro
condizioni di vita, tale era la situazione della maggioranza dei contadini in
Brasile.
Questi salariati del crimine
potevano diventare cangaceiros,
entrare in una banda. Quest'ultima,
però, era composta d’uomini che avevano conquistato la loro autonomia di fronte
al latifondo. Il cangaceiro non era
un salariato del crimine; li praticava per proprio conto e rischio. Quello che
lo differenziava, lo distingueva soprattutto, era il suo stato di ribelle
contro l'ordine dominante che massacrava i poveri della campagna.
Non esiste distinzione fra
il capanga ed il cangaceiro, quanto all'origine sociale, entrambi sono uomini umili,
lavoratori rurali oppressi, in modo diretto o indiretto, dalle grandi proprietà
terriere. Molti entrarono nel cangaço
perché si trovarono disoccupati o addirittura a soffrire la fame. Altri
vivevano d’assalti ai proprietari terrieri, saccheggi di magazzini, sequestri
di ricchi proprietari, (i loro oppressori). Si ribellavano contro l'ordine
sociale ingiusto e oppressivo, cercando la giustizia con le proprie mani.
Il cangaço era un movimento indipendente, cosciente o non, il cangaceiro si ribellava contro i latifondisti, i potenti.
Il cangaceirismo ed i movimenti
di stampo religioso sono manifestazioni particolari, di categorie sociali
specifiche, risultanti dello stesso fenomeno che ha come base, il monopolio della terra.
Il modo di proseguire la
lotta è completamente diverso nei due tipi di movimenti. Il movimento messianico, movimento tipico
dei contadini senza terra, prende parte ad una lotta di carattere difensivo; il
cangaceirismo, cui movimento è
capeggiato dai piccoli proprietari e assedianti, assumono una posizione
offensiva, d’attacco ai nemici (saccheggi alle fattorie, convogli, magazzini,
ecc., dividendo con la popolazione povera, i frutti delle loro conquiste).
All'inizio, i movimenti
messianici interpretano la situazione caotica prodotta dalla crisi economica e
sociale, come segni della fine del mondo,
utilizzando le preghiere e le penitenze come strumenti per raggiungere il paradiso. Sebbene soggiacente
l'ideologia religiosa, percepiscono che il punto basilare del movimento è la questione
della terra. Tanto è vero che, i movimenti messianici sorti in Brasile, in
quell'epoca, si caratterizzano per il possesso ed uso collettivo della terra.
Questi movimenti tendono
sempre ad appropriarsi d’una certa estensione di terre dove organizzano una
comunità agricola, capeggiata dal Messia,
e producono tutto quello che è necessario alla loro sopravvivenza. Dagli
alimenti agli oggetti d’uso personale, tutto è prodotto lì, in modo tale che i
suoi membri vivono isolati dal restante della popolazione rurale, ignorando,
addirittura, il potere dei colonnelli.
Importante segnalare che, il movimento messianico, inizialmente
una reazione passiva, solo lo sarà in quanto il nucleo ribelle è piccolo,
quando guadagna influenza su una parte considerevole della popolazione, il movimento
disimpegna un ruolo attivo, di stimolatore della lotta emancipatrice locale. Il
messianismo è la risposta alla
situazione storica di una classe abbandonata.
Contrariamente al messianismo, il cangaço, nonostante sorto dai conflitti per il possesso della terra
tra i grandi ed i piccoli proprietari, non
ha una preoccupazione diretta con la questione della terra. Aderisce ad una
vita marginale nelle caatingas (la vegetazione caratteristica del Nord Est semi-arido del Brasile.
D’origine Tupi, la parola significa "foresta bianca" e si riferisce
ad un gruppo d’alberi di tronchi storti, ricoperto da una specie di sughero e
spini. Per sopravvivere alla siccità della stagione e la bassa umidità relativa
dell'aria durante tutto l'anno, molte piante perdono loro foglie. Intanto, la caatinga
è un terreno fertile e ricco di frutti di varie specie; molte piante producono
fibre, cere e olio vegetali) il
movimento si propone di lottare per la restaurazione della giustizia nella
società tradizionale, attraverso la vendetta dei crimini commessi contro gli
integranti delle bande. Si tratta di una risposta extra istituzionale nella
misura in cui abbandona le strutture legali ed appella alla violenza.
La violenza disorganizzata
del cangaço, costituisce l'unica forma
di lotta possibile, capace di contrapporre i loro interessi a quelli dei grandi
proprietari di terra, i monopolizzatori
del potere locale.
Il cangaço è la prima risposta alla decadenza del latifondo semi
feudale; rappresenta un passo avanti nella lotta per l'emancipazione dei poveri
della campagna.
Comunque, si è probabile che
i ribelli di Canudos lottavano per il
possesso della terra, il problema nel Contestado
appare nitido e si percepiva con grande lucidità l'essenza della lotta.
Ogni tentativo di irreggimentare
la popolazione rurale fu sempre brutalmente combattuto dai dominatori, forse
nella Colonia, nell'Impero o nella Repubblica. Furono attaccati violentemente,
e, senza nessuna pietà, devastati fino alle radici. Era sufficiente che
svelassero il minimo indizio di tentativo di rompere lo status quo nelle campagne: il
monopolio della terra, il dominio assoluto del grande proprietario rurale.
Possiamo affermare che cangaceirismo (banditismo sociale) e i movimenti di stampo religioso erano i poveri
della campagna che uscivano da un'apatia generalizzata ai conflitti che
cominciavano ad acquistare carattere sociale, lotte che dovevano decidere il
loro destino. Non era ancora una lotta diretta per la terra, ma una lotta in funzione della terra, una
lotta contro il dominio del latifondo semi-feudale.
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